Cos'è il danno di immagine? | Zaira Bartucca.it
DIRITTI

Cos’è il danno di immagine?

Con l’aumentare della digitalizzazione capita di frequente di imbattersi in episodi di diffamazione compiuti sui social e su siti a anonimi da veri e propri haters di professione, che dedicano il loro tempo a infangare la reputazione dei personaggi in vista. Spesso si tratta di persone che vivono nell’ombra, che non hanno una vita, e che scaricano la propria invidia e frustrazione nascondendosi dietro account social fake e dietro siti di disinformazione che non indicano autori e responsabile. Consapevoli di stare commettendo qualcosa di ingiusto, queste persone non hanno il coraggio di firmarsi con il proprio nome, figurarsi di mostrarsi con la loro faccia. In altri casi, l’attacco è più squisitamente politico, coordinato, concordato, ma anche in quel caso merita tutta l’attenzione del caso. Un conto è la critica e la discordanza di pensiero, un conto è fare dell’altro un bersaglio da colpire con qualunque pretesto, sempre e comunque.

I comunicatori, i colleghi giornalisti, i professionisti di ogni genere che si ritrovano a essere bersaglio del malintenzionato di turno, è bene che ricorrano alle vie legali per tutelare il proprio lavoro e la propria immagine. Sì, la propria immagine, perché anche questa può subire danni particolari e particolarmente gravi. Lo ha spiegato bene un recente evento di formazione rivolto ai giornalisti: ognuno ha il diritto a essere rappresentato con l’immagine più consona alla propria carriera professionale e al proprio essere, e col “biglietto da visita ideale” che ha distribuito. Non solo: è diritto di ognuno essere rappresentato con immagini recenti che corrispondono alle realtà attuale, così come sancito dalla normativa europea sul Diritto all’oblio. Ecco perché bisogna fare attenzione quando si scomodano foto vecchie di anni e anni pur di compiacersi (povero chi lo fa) di difetti altrui che ormai non esistono più.

Una buona immagine di sé e di quello che si è fatto si costruisce col tempo e con fatica. Ecco perché tentare di rovinarla – come fanno i siti che abbiamo appena citato e i molti motori di ricerca che giocano allo scaricabarile – non può e non deve passare inosservato. Non ci si riferisce, ovviamente, alla cronaca e all’informazione (che ormai coincide con quella indipendente, seria e di inchiesta) ma a quei casi non più isolati in cui si colpiscono con violenza ideologica e fanatica, sul piano professionale ma anche umano, determinate personalità. A volte a far scattare l’odiatore invidioso è la libertà di pensiero del suo interlocutore, la sua capacità di emanciparsi dagli schemi imposti dai media e dalla cultura di massa, la sua originalità intellettuale, un’opinione personale che non costituisce un copia-incolla, e che dunque non è controllabile.

Scrive Diritto.it: “Il diritto alla propria immagine nel nostro ordinamento  viene tutelato anche quando si danneggia l’immagine professionale della persona in ambito lavorativo. Oltre al diritto alla immagine personale, che può essere leso nel prestigio o nella dignità della quale il soggetto gode, indipendentemente dal suo lavoro, si trova il diritto all’immagine professionale, che può essere leso dall’utilizzo improprio di un’immagine altrui, determinando un discredito commerciale di quella persona, nel suo settore lavorativo”.

“L’immagine professionale si deve intendere come l’immagine che la persona costruisce di sé stessa nel suo ambiente lavorativo. Quando si verifica la lesione di un diritto alla immagine per la legge si configura un illecito aquiliano, un fatto dannoso e ingiusto, come la pubblicazione di foto senza consenso, che merita di essere perseguito anche attraverso la condanna di chi ha posto in essere l’illecito, al pagamento del risarcimento dei danni. La sua natura si configura in un illecito extracontrattuale, vale a dire la violazione di un diritto che avviene al di fuori di un contratto. Ne deriva che il soggetto danneggiato può chiedere tutela ai giudici entro il termine di cinque anni dal momento nel quale si verifica l’illecito”.